
Parla il sig. Vorilhon:
....... Dall'eta' di nove anni, ho sempre avuto una sola passione: lo sport automobilistico. Se, tre anni fa, ho creato una rivista specializzata in questo settore, e' stato per vivere in questo ambiente cosi' eccitante in cui l'uomo cerca di superare se stesso superando gli altri. Fin dalla mia piu' tenera infanzia, ho sognato di divenire, un giorno, pilota da corsa e mi vedevo gia' seguire le orme di Fangio. Grazie alle relazioni che mi ha procurato il giornale che ho fondato, ho potuto io stesso correre, sempre in modo assai brillante, ed ora una decina di coppe decorano il mio appartamento.
Se quel mattino del 13 dicembre 1973 mi recai fra i vulcani spenti che dominano Clermont-Ferrand, era piu' per ossigenarmi un po' che per fare un giro in macchina. E poi le gambe mi prudevano dopo un anno
dedicato a seguire le corse, circuito dopo circuito, vivendo quasi sempre su quattro ruote. L'aria era fresca ed il cielo piuttosto grigio, con un fondo di foschia. Camminavo e facevo un po' di "footing". Lasciai la strada sulla quale avevo parcheggiato la mia automobile e mi prefissai di arrivare fino al centro del cratere del "Puy-de- Lassolas" dove, in estate, venivo spesso a fare dei picnic con la famiglia.
Che luogo magnifico ed esaltante. E pensare che solo qualche migliaio di anni fa, la dove i miei piedi toccavano il suolo, la lava scaturiva a temperature incredibilmente elevate... Fra le scorie si possono ancora trovare delle bombe vulcaniche molto decorative. La vegetazione poco rigogliosa fa pensare un po' alla Provenza, ma senza il sole...
Stavo per ritornare ed osservavo un'ultima volta le cime della montagna circolare creata dall'accumulo delle scorie. Quante volte mi sono divertito a scivolare lungo questi pendii scoscesi.
Improvvisamente, nella foschia, scorsi una luce rossa lampeggiante [1], poi una specie d'elicottero che scendeva verso di me. Ma un elicottero fa rumore ed io non sentivo assolutamente nulla, nemmeno il minimo
sibilo. Un pallone?
L'oggetto era ora ad una ventina di metri d'altitudine e mi accorsi che aveva una forma appiattita. Un disco volante! Ci credevo fermamente da molto tempo ma non speravo di vederne uno un giorno.
Aveva circa sette metri di diametro, piatto sotto e conico sopra, con un'altezza di circa due metri e mezzo [2]. Alla
sua base lampeggiava una violenta luce rossa e, sul punto piu' alto, una luce bianca intermittente ricordava il flash di una macchina fotografica. Questa luce bianca era talmente intensa che non potevo
guardarla senza strizzare gli occhi.
L'oggetto continuo' a scendere senza emettere alcun suono e si immobilizzo' a due metri dal suolo. Ero pietrificato e restai assolutamente immobile. Non avevo paura, anzi. ero colmo di gioia nel vivere un simile momento. Rimpiangevo amaramente di non avere una
macchina fotografica.
Allora l'incredibile avvenne: sotto l'apparecchio si apri' una botola ed una specie di scala si spiego' fino al suolo. Compresi che un essere ne sarebbe uscito e mi chiesi che aspetto avrebbe avuto.
Apparvero due piedi, poi due gambe, cosa che mi rassicuro' un po' poiche' apparentemente, avrei avuto a che fare con un uomo.
Colui che inizialmente avevo preso per un bambino infine apparve completamente, discese la scala e si diresse verso di me. Vidi allora che non era un bambino, malgrado la sua altezza di circa un metro e
venti. Aveva gli occhi di taglio leggermente orientale, i capelli neri e lunghi ed una piccola barba nera. Si fermo' ad una decina di metri da me.
Io non mi ero ancora mosso. Portava una tuta verde d'un sol pezzo che copriva tutto il suo corpo e, se anche la sua testa sembrava essere all'aria aperta, la circondava uno strano alone. Non proprio un
alone, era come se l'aria attorno al suo viso brillasse leggermente e vibrasse. E cio' dava l'impressione di uno scafandro invisibile, come una sfera talmente fine da percepirla appena. La sua pelle era bianca, con una leggera tendenza all'olivastro, un po' come un uomo che soffrisse di fegato.
Mi sorrise leggermente. Pensai che la cosa migliore da fare fosse rispondere a questo sorriso. Non ero tranquillo. Sorrisi anch'io ed inclinai leggermente la testa in segno di saluto. Mi rispose con lo
stesso gesto. Per essere certo che potesse capirmi, gli chiesi:
- Da dove viene?
Mi rispose con voce potente, molto ben articolata ma leggermentenasale: - Da molto lontano...
- Parla francese?
- Parlo tutte le lingue del mondo.
- Viene da un altro pianeta?
- Si'
Mentre parlava si era avvicinato a circa due metri da me.
- E' la prima volta che viene sulla Terra?
- Oh no!
- C' e'venuto molto spesso?
- Molto spesso... E'il meno che si possa dire. [3]
- Cosa ci viene a fare?
- Oggi a parlarle.
- A me?
- Si' A lei, Claude Vorilhon, editore di una piccola rivista di sport automobilistici, sposato, padre di due figli.
- ...Come sa tutto cio'
- La osserviamo da molto tempo
- Perche' me?
- E' proprio cio' che voglio dirle. Perche' e' venuto qui in questo freddo mattino d'inverno?
- Non so... voglia di camminare un po' all'aria aperta...
- Viene spesso qui?
- In estate si' ma in questa stagione praticamente mai.
- Allora perche'oggi? L'aveva prevista da molto tempo questa passeggiata?
- No. Non lo so. Questa mattina, al mio risveglio, ho subito sentito la voglia di venire qui.
- Lei e' venuto perche' io volevo vederla. Lei crede alla telepatia?
- Si' certo. E' un soggetto al quale mi sono sempre interessato, come a tutto cio' che riguarda quello che gli uomini chiamano i "dischi volanti". Non avrei mai pensato di vederne uno io stesso.
- Ebbene, ho utilizzato la telepatia per farla venire qui. Ho molte cose da dirle. Ha letto la Bibbia?
- Si' perche' me lo chiede?
- L'ha letta molto tempo fa?
- No, l'ho comperata solo qualche giorno fa.
- Perche'
- Non so, improvvisamente ho avuto voglia di leggerla...
- E' ancora con la telepatia che gliel'ho fatta acquistare. Ho molte cose da dirle e l'ho scelta per una difficile missione. Venga nel mio apparecchio, staremo meglio per chiacchierare un po'.
Lo seguii e salii sulla piccola scala situata sotto l'ordigno. Vedendolo piu' da vicino, assomigliava un po' ad una campana appiattita con il fondo pieno e bombato. Al suo interno c'erano due poltrone una di fronte all'altra, e la temperatura era dolce senza che la porta fosse chiusa. Non c'erano lampade, ma una luce naturale che arrivava un po' dappertutto. Non c'era alcuno strumento di bordo che ricordasse una cabina di pilotaggio. Il pavimento era fatto di una lega scintillante e un po' azzurrognola. Una volta che mi fui seduto sulla poltrona piu' grande ma piu' bassa, poltrona fatta di un unico materiale un po' trasparente, incolore e molto confortevole, il piccolo uomo si accomodo' di fronte a me, in un sedile simile, ma piu' piccolo e piu' alto affinche' il suo viso fosse allo stesso livello del mio.
Tocco' allora una parte della parete e tutto l'apparecchio divenne trasparente, ad eccezione della base e del tetto. Eravamo come all'aria aperta ma in un dolce calore. Mi propose di togliermi il cappotto, cosa che feci e parlo'
- Rimpiange molto di non avere una macchina fotografica per raccontare la nostra intervista a tutti, prove alla mano?
- Certo...
- Mi ascolti. Lo raccontera' loro ma dicendo la verita' su cio' che sono e su cio' che noi siamo. A seconda delle loro reazioni, vedremo se potremo mostrarci liberamente ed ufficialmente. Aspetti di sapere tutto prima di parlare loro, perche' possa difendersi correttamente da quelli che non le crederanno e possa apportare delle prove incontestabili. Scrivera' tutto cio'che le diro' e fara' pubblicare il libro che conterra' tutti questi scritti.
- Perche' avete scelto me?
- Per molte ragioni. Innanzitutto avevamo bisogno di qualcuno che abitasse in un paese in cui le nuove idee sono ben accolte e dov'e' possibile esprimerle. La Francia e' il paese nel quale e' nata la democrazia e la sua immagine
sulla Terra intera e' quella di paese della liberta' [4]. Poi, ci voleva qualcuno che fosse intelligente ed aperto a tutto. Infine e soprattutto, avevamo bisogno
di qualcuno che fosse un libero pensatore senza essere antireligioso. Essendo di padre ebreo e di madre cattolica, lei risulta essere il collegamento ideale fra due popoli molto importanti nella storia del
mondo. D'altra parte, la sua attivita' non predisponendola affatto a delle rivelazioni incredibili per la maggioranza della gente, rendera' le sue parole piu' credibili. Non essendo uno scienziato, non
complichera' la cosa e la spieghera' in modo semplice. Non essendo un letterato, non fara' delle frasi complicate e difficili da leggere per la maggior parte. Infine abbiamo deciso di scegliere qualcuno nato
dopo la prima esplosione atomica che ha avuto luogo nel
1945 e lei e' nato nel 1946 [5]. Noi la seguiamo dalla sua nascita ed anche da prima. Ecco perche' l'abbiamo scelta. Ha delle altre domande da pormi?
- Da dove viene?
- Da un lontano pianeta del quale non le diro' nulla nel timore che gli uomini della Terra possano turbare la nostra tranquillita' se non fossero saggi.
- E' molto lontano?
- Molto lontano; quando le diro' la distanza capira' che non potete andarci con le vostre attuali conoscenze tecniche e scientifiche. [6]
- Come vi chiamate?
- Siamo degli uomini come voi e viviamo su un pianeta abbastanza simile alla Terra.
- Quanto tempo impiegate per venire sulla Terra?
- Il tempo di pensarci
- Perche' venite sulla Terra?
- Per vedere a che punto sono gli uomini e vegliare su di loro. Essi sono l'avvenire, noi siamo il passato.
- Siete numerosi?
- Piu' numerosi di voi.
- Mi piacerebbe andare sul vostro pianeta, potrei?
- No. Innanzitutto non potrebbe viverci. L'atmosfera e' molto diversa dalla vostra e lei non e' ancora
abbastanza allenato per sopportare il viaggio. [7]
- Perche' incontrarci qui?
- Perche' il cratere di un vulcano e' il luogo ideale per essere al riparo da sguardi indiscreti. Adesso ripartiro' Ritorni domani con la Bibbia, alla stessa ora, e porti di che prendere appunti. Non porti con lei niente di metallico e non parli a nessuno del nostro incontro altrimenti non ci rivedremo.
Mi lascio'ridiscendere la piccola scala, mi rese il cappotto e mi saluto' con la mano. La scala si ripiego' la botola si richiuse senza il minimo rumore e, sempre senza un mormorio ne'il minimo sibilo,l'apparecchio si sollevo' dolcemente fino a circa 400 metri dal suolo, poi scomparve nella foschia.
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Fino a qua il racconto del sig. Vorilhon
Il racconto, lo si capisce immediatamente, e' una storiella che abbiamo gia' letto tante altre volte quando eravamo bambini e oggi, come allora, alcune affermazioni fanno accendere la classica lampadina.
[1] Il signor Vorilhon vede improvvisamente una luce lampeggiante. E' vero che c'era foschia (attenzione non nebbia), e' vero che era unmattino di dicembre ma e' possibile che quella luce l'abbia vista solo lui??? L'astronave potrebbe aver fatto una discesa verticale, ma anche in questo caso qualche altra persona avrebbe dovuto vedere una scia rossa anomala in cielo.
Ovviamente sara' stata un'astronave non rintracciabile ne dai radar ne dai satelliti, ma permetteteci di dubitare di tutto cio', queste cose accadono nelle favole e nei telefilm.
E' interessante notare che il presunto velivolo non emetteva alcun rumore.Sicuramente si muoveva utilizzando energia magnetica, ma dalla descrizione dell'astronave fatta in "la gita turistica" E' assai avveniristico affermare che gli ET utilizzassero energia magnetica.
Il mistero si infittisce.
[2]Osservando le dimensioni indicate dal sig. Vorilhon nella breve descrizione dell'astronave, viene da pensare come una navicella di sette metri di diametro per due d'altezza e con una sola persona d'equipaggio (sia pure alto un metro e venti) possa aver compiuto un viaggio dal suo pianeta al nostro. Si parla di una distanza compresa tra 1 e 4 anni luce. Gia' il fatto che vi fosse un solo "passeggero" lascia molto perplessi, buon senso insegna che l'equipaggio dovrebbe essere composto da almeno due persone. Ma tornando alle misure e prendendo per vero che l'astronave sfruttasse energia magnetica, le dimensioni dell'astronave non sembrano idonee a contenere apparati per energia magnetica, che concediamo l'alta tecnologia degli ET, occupa sempre un discreto spazio.
[3] Appare uanto meno strano che gli E.T.che, a dire
del francese, sono venuti sul nostro pianeta tante volte, non siano mai stati visti da nessun umano, ne'da nessuno strumento, che non abbiano mai contattato nessun altro umano e che, guarda caso, abbiano contattato il sig. Vorilhon.
[4] Per non creare eventuali inutili malintesi, chiariamo subito che nutriamo grande affetto e stima per i cugini d'oltralpe e non ci permetteremmo mai di criticare le loro scelte socio-politico-economiche.
Ci lascia un po' perplessi la definizione di "paese della liberta'. Proviamo a chiarire il nostro pensiero per non incorrere negli strali dei francesi.
I francesi hanno fatto scelte, tutte rispettabilissime, ma che tendono a fare della Francia un paese che si autoprotegge. L'esempio piu' lampante lo si ha con l'universalmente conosciuto computer
che in Francia diventa ordinateur e la relativa terminologia tecnica che e' stata tradotta in francese.
E' vero che nel 1973 i computer erano mostri sacri, ma la tendenza di chiudersi a riccio della Francia era gia' attiva e presente da tanti e tanti anni.
[5] Risibile e' la spiegazione data dagli ET a proposito della scelta del sig. Vorilhon: " ...esplosione atomica che ha avuto luogo nel 1945 e lei e' nato nel 1946...".
La maledetta bomba fu sganciata nell'agosto del '45 in Giappone, il sig. Vorilhon e' nato nel 1946 in Francia, quasi un anno dopo. Dov'e'il nesso??
[6] Un attimo prima l'E.T. aveva affermato che non avrebbe rivelato la posizione del suo pianeta di provenienza per timore che gli umani potessro infastidirli, ora afferma, giustamente, che con le tecnologie in possesso dei terrestri non consentono di raggiungere un posto cosi' distante. Da dove nasce la preoccupazione precedente?
[7] Eppure due anni dopo, nel 1975, il signor Vorilhon afferma di essere andato sul loro pianeta e da nessuna parte risulta abbia mai fatto "esercizi" che
potessero metterlo in grado sia fisicamente che psichicamente di affrontare un viaggio di quella presunta portata.
Anche il dialogo tra il sig. Vorilhon e l'ET e' come dire... chiaro come l'acqua dei maccheroni. Un'astronave parcheggia a pochi metri da un signore per nulla preoccupato. Questi incontra il rappresentante degli ET come se fosse un vecchio compagno di scuola ed inizia un dialogo tra il surreale e il patetico.
Inaccettabile.Un gentile lettore ci ha inviato la sua opinione sul movimento gestito dal sig. Vorilhon. Volentieri la pubblichiamo.